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Bambini in montagna: altitudine per fascia d’età

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È stato dimostrato che i colori hanno un impatto fortissimo sul nostro benessere fisico e psicologico, influenzando comportamenti ed emozioni.

E il verde, il colore della natura per eccellenza, ha un effetto rilassante, riposante, antistress. Probabilmente è per questo che una giornata in montagna è in grado di trasmettere un senso di pace e di serenità.

Ma la montagna è realmente per tutti? Si può andare ad esempio con un neonato?

Di seguito troverete un po’ di informazioni e le altitudine consigliate a seconda della fascia di età del bambino, per una montagna consapevole.

Bambini in montagna: altitudine per fascia d’età

Bambini in montagna: altitudine per fascia d'età

L’aria di montagna fa molto bene ai bambini in quanto stimola l’appetito e favorisce il sonno.

Quando si va in montagna, però, bisogna tenere in considerazione un fattore importante: salendo di quota si riduce progressivamente la pressione barometrica.

Questo vuol dire che si ha meno ossigeno a disposizione.

Per ovviare al problema, soprattutto nel bambino che ha una scarsa capacità di far fronte ad un calo dell’ossigeno, è necessaria una corretta acclimatazione al fine di non incorrere nel famoso mal di montagna.

Chiamato anche malattia da altitudine, il mal di montagna consiste in un insieme di disturbi che si presentano quando un soggetto si trova in alta quota (generalmente al di sopra dei 2.000 metri), a causa dell’ipossia cioè della carenza di ossigeno.

Come si previene il mal di montagna?

Il mal di montagna si può prevenire, come abbiamo detto, con una corretta acclimatazione ovvero raggiungendo in maniera graduale un luogo posto ad un’altitudine molto più elevata rispetto a quella di partenza.

E quindi si possono fare alcune soste sia che si vada a piedi, sia che si stia viaggiando in auto, in modo da limitare il più possibile il disagio dell’altitudine, soprattutto nel neonato.

Sono da evitare anche i repentini dislivelli di altezza che avvengono ad esempio in funivia o seggiovia in quanto, nei bambini predisposti (con pregresse otiti o con raffreddore in corso), si potrebbe scatenare un forte dolore auricolare.

Bambini in montagna: altitudine per fascia d’età

Vediamo adesso nel dettaglio le altitudine consigliate a seconda della fascia di età del bambino.

Neonati e lattanti (da 0 a 2 anni)

Dalla nascita fino ai 2 anni di età, si può arrivare fino ai 2000 metri di altitudine. L’ideale. per acclimatarsi correttamente, sarebbe tornare a dormire a quota 1500.

Bambini da 2 a 5 anni

I bambini dai 2 ai 5 anni di età, possono arrivare ad un’altitudine di 2500/3000 metri. Fino ai 2/3 anni di età, sarebbe meglio tornare a dormire a 2500 metri.

Prestare comunque sempre attenzione al bambino in quanto a questa età spesso non è ancora in grado di descrivere i sintomi.

Bambini da 5 a 10 anni

I bambini dai 5 ai 10 anni di età, possono arrivare tranquillamente ad un’altitudine di 3000 metri e sono in grado di riferire se non si sentono bene.

Bambini oltre 10 anni

Per i bambini oltre ai 10 anni di età, non ci sono restrizioni per quanto riguarda l’altitudine in montagna.

Come riconoscere il mal di montagna in un bambino

Normalmente il mal di montagna in un bambino insorge dopo poche ore dall’arrivo in quota (dalle 4 alle 12 ore) e si traduce in inappetenza, disturbi del sonno, nausea, e scarsa voglia di giocare.

Il bambino presenta un malessere generale che può essere scambiato dai genitore per una banale influenza.

Se comparissero questi sintomi, sarebbe meglio consultare il pediatra ed eventualmente iniziare a scendere verso quote inferiori.

Come aiutare i neonati ad affrontare il cambio di quota

croce di vetta

Un adulto è in grado di compensare il cambio di pressione tra l’orecchio medio e l’esterno, attraverso la deglutizione o lo sbadiglio. In questa maniera riesce a prevenire un trauma sul timpano, scatenato da una repentina variazione di altitudine.

Il neonato, invece, non ha armi per far fronte a questo disturbo e segnala il disagio all’orecchio, che può tramutarsi in dolore vero e proprio, con il pianto.

E quindi, come aiutare il neonato ad affrontare il cambio di quota? Nella stessa maniera consigliata per il decollo e l’atterraggio in aereo, ovvero dare loro il ciuccio o il biberon (o attaccarlo al seno).

In questo modo verrà stimolata la deglutizione e compensata la pressione sull’orecchio.

Bambini in montagna: informazioni utili

È importante ricordarsi che, se il bambino è trasportato nello zaino porta bimbo, sarà molto più sensibile alle basse temperature rispetto ad un bambino che può scaldarsi camminando, a causa della posizione statica. È quindi importante coprirlo adeguatamente.

La crema solare ad alta protezione (50+), va applicata ogni 2-3 ore. L’ideale sarebbe coprire il capo e il viso del bambino, con un cappellino con visiera. Se il bambino fosse un po’ più grandicello, sarebbe buona norma fargli indossare un buon paio di occhiali da sole.

In montagna il clima è più secco e il bambino va idratato frequentemente facendogli bere un po’ di acqua (se allattato al seno invece non è necessario).

Per qualsiasi dubbio o in caso di patologie pregresse, rivolgiti sempre al tuo medico o pediatra di fiducia.

Fonti:

Pediatra Dott. Alberto Ferrando

AA.VV., Bambini e montagna, «cai.it», febbraio 2021.

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